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giovedì 21 luglio 2011

Sciopero generale sui generis

Presto ci saranno gli scioperi dei trasporti, gli scioperi dei benzinai e gli scioperi dei politici (la definizione di sciopero è chiara, si tratta di un'astensione collettiva dal lavoro allo scopo di rivendicare qualcosa, ossia quello che fanno quasi quotidianamente gli esponenti della politica italiana) , ma si annunciano ulteriori e variegati scioperi nel prossimo autunno caldissimo che si avvicina. Si prospettano grandi manifestazioni autunnali da parte di collettivi inattesi, però comunque stufi del ruolo che hanno nella società (sono già stati proclamati lo sciopero delle mamme, lo sciopero degli animali abbandonati e lo sciopero degli adolescenti).
Si chiude tutto per protesta?
«In realtà, gli scioperi settoriali in Italia non servono veramente a niente», commenta un esperto mondiale di cortei, scioperi, marce e manifestazioni non sempre politicizzate o sindacali, il noto John Doe Walkout«sono come veri e propri boomerang che attivano bestemmie e meccanismi di rivalsa tra categorie e strati della società».
«In Italia c'è bisogno di quello che nel mio ultimo libro chiamo "Sciopero in Generale": tutti si devono rifiutare di fare quello che sanno fare (o ciò per cui vengono pagati senza alcun merito, o ancora più semplicemente ciò per cui si è pagati poco, male e niente), anche se si tratta semplicemente del proprio ruolo. I giovani devono smettere di fare i giovani, i detenuti devono smettere di esserlo (qualcosa di molto facile se anche il personale della Polizia Penitenziaria aderisse a questo tipo di sciopero), i ricchi devono rinunciare al loro status (o almeno evitare di dare tanto nell'occhio) e così via. È auspicabile un ritorno all'antico Système D del Maggio francese», conclude John.
«Serve uno sciopero quanto più generale possibile: a questo scopo creeremo un apposito gruppo, attivo e fattivo, facebook.com/ScioperoGeneralissimo (non vi è nessun riferimento al franchismo, ma alla necessaria partecipazione di tutto il popolo italiano)», annuncia orgoglioso Demo Crazia, la persona che ne sa veramente più di tutti di democrazia online, anche se in molti criticano i suoi metodi o la sua mancanza di purismo.

domenica 17 luglio 2011

Social Italian Change

Dopo la primavera spagnola si avvicina il turno di una stagione (a caso) italiana? Sembrerebbe di sì: a causa della polemica innescata da una manovra finanziaria brutale, che ricade esclusivamente sui meno abbienti, e dai costi della politica, in Italia c'è aria di rivoluzione, vera rivoluzione, come si deduce dalla proliferazione dei gruppi Facebook in materia.
Sarà il vero cambio italiano?
«Ho creato un nuovo gruppo FB Non c'è da cambiare l'Italia, ma la casta, un gruppo rivoluzionario e del tutto differente dagli altri», afferma Mimmo Scilipoti.
«Il cambio in Italia va guidato, non si può pretendere che un popolo abituato da secoli a subire ogni tipo di soprusi si trasformi in una massa rivoluzionaria: basterà dare piccoli ritocchi al concetto di casta per far sì che gli italiani tornino a guardare la loro classe politica con occhi diversi. Tutti, se lo vogliono, potranno entrare a far parte della casta, usufruendo dei suoi privilegi: basterà unirsi al gruppo!».
«Dietro a tutti questi gruppi Facebook si nasconde qualcosa di losco», confessa preoccupato Demo Crazia, il nostro esperto di politica in rete e di rete in politica, «è incredibile che si moltiplichino così velocemente, c'è qualcosa che non va».
Italia nel baratro? Facciamo gruppo
«Siamo di fronte ad un nuovo complotto del mondo politico ai danni dei cittadini, ma stavolta nelle reti sociali?» si domanda Demo.
«In molti rideranno di una così strana teoria, immaginando che l'incapacità dei vecchi politici di utilizzare i nuovi media (ma anche solo di spiegarli) sia tale da impedire una strategia in stile anonymous da parte loro. In realtà, i gruppi FB hanno un potere immenso: puoi scaricarci la tua rabbia e, nel mentre, cliccare su di un banner che ti vende un massaggio di un'ora ai piedi per soli 7 euro, il diversivo perfetto per smettere di pensare nella disastrosa situazione politica italiana. Se la religione è l'oppio dei popoli, il gruppo Facebook sarà la cocaina del popolo italiano: dà una sensazione di potere, accelerando il metabolismo, ma poi ti lascia com'eri prima (o anche peggio, a volte). L'estate italiana 2011 sarà così: tutti a proporre online, qualcuno a prendere le mazzate dal vivo, mentre il Bel paese cade inesorabilmente nel baratro», conclude Demo in un tenero afflato dall'infinita tristezza contemporanea.

lunedì 13 giugno 2011

Rapito il cane blogger contro il regime berlusconiano

Misos (μίσος), il cane blogger più famoso d'Italia, nonché simbolo di tutti i cani gay del mondo (compreso Sparky) è stato rapito poche ore fa, ma stavolta è tutto vero (non come il rapimento-farsa della blogger siriana Amina Araf). Dopo anni di scritti antiberlusconiani, puntuali ogni giorno dopo l'immancabile passeggiata mattutina, ieri il blog uncanecontroberlusconi.blogpsot.com ha iniziato, come d'incanto, a tacere. «Forse sto diventando paranoico, ma penso che qualcuno voglia eliminarmi», scriveva Misos nel suo ultimo post del 12 giugno, «mi piacerebbe proprio riuscire a fare gli auguri di buon onomastico domani al mio padrone».
Creando scritti antibelrusconiani
«Misos viveva ormai da solo da anni nella dependance della mia villa», scrive Antonio, il suo padrone.
«Adorava scrivere un "pezzo" al giorno per criticare, censurare e condannare con poca o quasi nulla onestà intellettuale l'operato dell'attuale premier, anche perché era convinto che scrivere contro Berlusconi fosse il metodo migliore per ricevere tante visite e diventare così un blogger famoso».
«Il rapimento va preso sul serio: è già arrivata la richiesta di riscatto, cioè restituire il quorum appena ottenuto agli ultimi referendum per riavere indietro il cane vivo con l'hard disk esterno che contiene i suoi preziosi articoli», ci comunica il webmaster di siepersouncane.it, che, pur avendo avuto un primo contatto con i rapitori, spera che la solidarietà internazionale ed un paio di appelli online riescano a risolvere la situazione.
«È l'ennesima bufala! La conferma indiretta è data dalla pubblicazione della notizia del rapimento da parte dei più grandi giornali internazionali: il bisogno di eroi liberi, che propugnino idee libere in oscuri regimi dittatoriali (come quello italiano), crea automaticamente bufale a cui le persone vogliono credere per indignarsi e così sentirsi meglio», segnala Tom MacMaster.
«Potrebbe essere una trovata per vendere un nuovo cibo per cani, non lo sappiamo ancora. Per ora, sul profilo di Facebook di Misos, Cane Antiberlusconiano, si possono leggere appelli ed illazioni in uguale misura: forse non è un labrador, ma un'adorabile yorkshire terrier eterosessuale, dice qualcuno; non è un cane, ma una tartaruga ninja ribelle che viveva nell'acquario di Minzolini e che ora si sta vendicando dileggiando le trovate estemporanee del padrone del suo ex padrone, scrivono altri», ci spiega il nostro esperto di viral marketing, l'immancabile Professor Brainstorming.

venerdì 20 maggio 2011

Facebook: quando taggare è di qualcuno

Il giornalismo contemporaneo si è ormai quasi del tutto convertito nell'arte della marchetta. Dopo la spiegazione di ieri sugli hashtags di Twitter, non potevamo non rendere omaggio anche a Facebook, che oggi ha definitivamente acquisito tutti i diritti sul "taggare foto", avendo ottenuto il brevetto corrispondente.
Taggare è roba di Facebook
«Sì, le tag sono solo nostre», dice Giangi Zuckerberg, cugino del più famoso Mark.
«Ora, quando tagghi qualcuno, stai sicuro che solo Facebook ne diventa il proprietario. Una leggenda indiana dei veri ed originali Indiani d'America narra che le foto rubano l'anima: Facebook potrà impadronirsi di tutte le anime attraverso il nuovo brevetto per poi rivenderle a qualsiasi multinazionale che le riutilizzerà poi per farne pubblicità, carpendo i desideri più intimi di ogni uomo-consumatore in un infinito circolo vizioso da social network».
«Anche se la parola "Taggare" in italiano non esiste, questa circostanza non mi ha salvato dalle foto in cui compaio "nudo e taggato" nel profilo Facebook di un'amica transessuale», fa sapere il nostro amico dell'Accademia della Crusca, Lapo Elkazz. «"Tag" verrà, quindi, introdotto nel prossimo vocabolario della lingua italiana come "diavoleria dei computer per far scoprire la tua privata a chicchessia"».

venerdì 15 aprile 2011

La Morte risponde

In un giorno così triste per l'Italia a causa del lutto per l'uccisione di Vittorio Arrigoni, la vera protagonista del giorno ha deciso di rilasciare delle scottanti dichiarazioni sugli ultimi eventi.
Solo lei è veramente sicura...
È lei, la Morte: giunge trafelata in redazione e risulta disposta a dire parte della verità.
«»

«Noi di notiziedel futuro siamo molto addolorati a causa degli  eventi  di Gaza, per cui, mai come oggi, abbiamo molte domande per Lei», abbozziamo in tono professionale, anche se molto spaventati.
«Sono molto dispiaciuta per quello che è successo oggi in Palestina, ma è il mio lavoro: è duro, ma qualcuno deve pur farlo, anzi io lo faccio anche bene, risultando un vero rivoluzionario secondo la famosa teoria di Saviano. Comunque, non sono venuta a fare un'intervista».
«Sono venuta per rispondere ad un grande interrogativo: "Perché se ne vanno sempre i migliori?". È semplice: mi annoierei molto, se mi portassi via sempre i peggiori, tipo un imprenditore, un politico, un presidente di una squadra di calcio o un sessuomane. Difatti, se esistesse una persona in grado di mettere insieme le quattro qualifiche appena enunciate, avrebbe molte possibilità di essere immortale».
«Un'ultima cosa: se riuscite a trovare il mio profilo su Facebook, non provate ad aggregarmi come amica. Tanto, prima o poi, potrò conoscervi tutti, ma proprio tutti, non ci sarà bisogno di fingere un'amicizia, ci conosceremo per l'eternità».

domenica 10 aprile 2011

San Precario: proprio non potevo

Alla manifestazione nazionale, "Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta", che ha riempito piazze e strade d'Italia, c'è stata un'assenza illustre: quella di San Precario. Nel giorno in cui i giovani precari italiani rivendicavano un futuro migliore, il simbolo del precariato non è potuto esserci per i motivi che spiega nella lettera che pubblichiamo in esclusiva.
Serve una rivoluzione vera...
«Mi dispiace molto di non essere lì con voi, che forse avete più tempo libero di me», ammette con un po' d'amarezza San, «il fatto è che ho il turno al call center (dalle 23:00 del 7 aprile alle 12:00 del 10 aprile: è il turno più breve con due pause pranzo) e proprio non posso permettermi di mancare. Ho studiato per anni al fine di apparire in un santino come un vero professionista (ho un master in santinologia pagana), ma ho scoperto che oggi è impossibile avere un minimo di progettualità facendo bene il proprio lavoro, checché ne dica il rivoluzionario Saviano. Non ho nemmeno i diritti d'autore per tutte le volte che appaio in Facebook o sugli striscioni, per me è una soluzione insostenibile, per cui lavoro facendo qualsiasi cosa. Tengo famiglia».
Ci ha dato, inoltre, un annuncio da pubblicare nella sezione Cerco Lavoro: "Giovane plurilaureato (con vari master veri, non come quello della Santanché) offresi per la creazione di qualsivoglia immagine dall'equilibrio precario. Grande esperienza e flessibilità, la posizione a 90º è quella che mi riesce meglio".