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mercoledì 14 settembre 2011

Bric-à-brac finanziario

São Paulo Bovespa - È proprio di oggi la notizia secondo la quale i paesi emergenti, i c.d. BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), vorrebbero dare una mano dal punto di vista economico ai paesi dell'Unione Europea in perenne crisi economica in un gesto di estrema generosità verso i paesi che li hanno colonizzati durante secoli.
Il futuro della finanza internazionale
La maggioranza dei paesi europei non l'ha presa benissimo, visto che si tratte- rebbe di un gesto un po' umiliante da par- te di ex-colonie.
I paesi BRAC (Bel- gio, Regno Unito, Austria e Cipro, che in realtà nasconde- rebbero dietro questi nomi di fantasia i paesi meglio conosciuti con la sigla PIGS o PIIGS, tra cui brilla l'Italia) non amano i paesi BRIC, o forse li hanno amati fino a quando non si sono del tutto emancipati.
Il loro portavoce, Trots Van Der Maloren, Commissario per gli Affari Europei Vari ed Eventuali, ha aperto uno spiraglio, dettando le proprie condizioni: «Il nostro è un piccolo comitato a carattere extra-ufficiale, il BRAC, che però ben rappresenta l'opinione orgogliosa dei paesi più sviluppati (a chiacchiere) del pianeta. Non potremo mai accettare aiuti economici di paesi più poveri (sarebbero le solite cianfrusaglie e collanine di conchiglie, mi fanno sapere i nostri esperti di commercio internazionale), una sorta di novello Bric-à-Brac (dopo anni di Brac à Bric, totalmente simulato, ma utile per appropriarsi delle risorse dei paesi più poveri, magari fomentando guerre civili a casaccio), ma potremmo comunque mettere in atto una fictio: invece di chiamarli aiuti, li chiameremo tributi. In realtà, un accenno di neocolonialismo sarebbe molto più importante dei soldi ricevuti (anche se non si possono rifiutare le ricchezze delle colonie, soprattutto se avvengono attraverso Western Union o Paypal): il Vecchio Continente tornerebbe a sentirsi al centro del mondo come quando razziava, uccideva ed evangelizzava a destra e a manca».

sabato 20 agosto 2011

Le mani nelle tasche del Papa

Arriva su internet l'onda lunga della crisi che intende abbattersi sul Vaticano con la fondazione dei soliti gruppi Facebook. Il motivo è, senza dubbio, valido: spingere la classe politica a togliere i privilegi da casta alla Chiesa, se almeno non può togliersi i propri. I soliti bene informati prevedono che nella messa finale della giornata della gioventù, che si terrà domani a Madrid, il Papa Benedetto XVI farà un annuncio epocale: Città del Vaticano diventerà ufficialmente un vero paradiso, un paradiso fiscale, con un'eventuale cambio di sede della Santa Sede. Ce ne parla il Profesor Jesús Desalmado, esperto spagnolo in tutte le cose relative all'anima ed alla loro influenza sulle cose del mondo.
Ecco il vero "paradiso" fiscale
«Sì, il Papa vorrebbe andare via dall'Italia», in verità ci dice Jesús.
«È preoccupato per il notevole accanimento contro la Chiesa dei poveri, la cui sola colpa sarebbe quella di alloggiare gratis nello stato italiano senza pagare le tasse e mangiandosi una parte delle tasse degli italiani. Si starebbero creando i presupposti per vivere una nuova Crisi Calabiana, che potrebbe portare a nuove leggi Siccardi e Rattazzi, fiore all'occhiello dell'Italia che fu (per non parlare della famose leggi eversive)».
«Ovviamente i suoi timori vengono acuiti nel paese in cui si è inventata la desamortización, il metodo spagnolo che meglio ha funzionato nel corso della Storia per privare le organizzazioni religiose cattoliche dei loro beni, decretando la fine di anni di manomorta (forse bisognerebbe meglio intervenire ai nostri tempi per debellare ben altro tipo di mano morta)».
«La cosa più probabile è che il Vaticano emigri a Niue o su qualche micronazione creata dal nulla per portare il Paradiso in Terra, cioè il paradiso fiscale in terra di nessuno. La nuova collocazione fisica della Chiesa servirebbe a ricreare un alone di santità e ad alimentare il turismo cristiano in Oceania, dove verrebbero trasferiti, pezzo a pezzo, tutti gli immobili siti nell'attuale Città del Vaticano. Tutto il resto dei beni ecclesiastici diverrebbero di proprietà dello Stato, che probabilmente li venderebbe immaediatamente, come mi ha confermato il mio amico antiquario Faust Mefisto, che ha in mente di trasformare una serie di chiese in una catena di agriturismo», conferma Jesús.
«"L'Italia è uno stato aconfessionale a chiacchiere", questa è la definizione che ho dato io a questa vicenda nel mio famoso libro "Date a Dio, quello che è di Dio, l'importante è che non sia mio"», si vanta il Dr. Spendispandieffendi, il più grande esperto di finanza del nostro paese, «il fatto è che in Italia si cercano disperatamente soldi per ripianare la crisi, ma tutti sanno che gli abiti talari non hanno tasche, per cui non si sa bene dove mettere le mani per attaccare il patrimonio ecclesiastico».

venerdì 19 agosto 2011

Ostracismo da ricchi

Il Seasteading Institute sta progettando di costruire in acque internazionali piccole isole mobili (strutture artificiali sul modello delle piattaforme petrolifere), sulle quali creare micronazioni con nuovi principi, tra i quali spiccherebbe la mancanza delle convenzioni morali e delle tasse. Questo lo si sapeva (è lunga la storia delle micronazioni libertarie), ma l'appoggio di un magnate come Peter Thiel, cofondatore di PayPal, spinge a prendere un po' più sul serio questa storia. Nel suo ultimo libro "Anche i ricchi si-isola-no", il celebre sociologo Prof. Sturm Und Drang, dell'Università del Brennero, analizza gli aspetti più importanti della vicenda, che prospetta un futuro in cui tutte le persone abbienti si trasferiranno in una micronazione qualsiasi per non essere più alla portata dell'opprimente democrazia occidentale.
Tutti vogliono vivere su un'isola
«Le utopie allo stile della nota Christiania non avranno nessun futuro, perché basano la propria esistenza su principi nobili», legge il Prof., citando un passo del suo libro.
«Il vero futuro è in una distopia in cui tutti i ricchi vivranno in nonluoghi lontani dal resto dell'umanità, godendosi tutti i loro soldi. Ma quali sarebbero le conseguenze di questo ostracismo contemporaneo?»
«Gli scenari proponibili sono tre (i primi due di natura rivendicativa, il terzo di natura passiva): in primo luogo, il resto dell'umanità, composta dai poveri, potrebbe attaccare le varie enclavi di ricconi, cercando di prenderli alla sprovvista, perché probabilmente occupati a godersi la loro totale mancanza di morale. Tale scenario è di difficile realizzazione perché gli eserciti nazionali con tutte le armi disponibili nel pianeta sarebbero già stati comprati e posti a difesa dei vari seasteads»
«In secondo luogo, si potrebbe portare a termine una soppressione del denaro sul resto del pianeta, organizzando le macronazioni povere su nuove basi economiche. Anche tale opzione è difficilmente realizzabile, visto che non sono solo i soldi ad essere nella disponibilità dei "colonizzatori del mare", ma anche il know how per farne. Ciò vuol dire che i soldi (o qualsiasi loro succedaneo) finiranno sempre nelle mani delle stesse persone, visto che, tra l'altro, i poveri non saprebbero neanche cosa farsene».
«La terza ed ultima opzione consisterebbe nell'accettazione rassegnata di una situazione che rappresenterebbe solo ed esclusivamente la cristallizzazione dello status quo: è ovvio che il genere umano ha una tendenza naturale a soffrire al fine di alimentare pochi fortunati, che obiettivamente non traggono nessun vantaggio dal condividere la propria esistenza con i loro schiavi. Tanto vale godere dei frutti della schiavitù, persi nel bel mezzo dell'oceano ed immersi nel comfort più totale e nel lusso più sfrenato. Oggi isolarsi non è una scelta alla portata di tutti: ostracizzarsi sarà il prossimo status symbol».
Una volta conclusa la lettura, il Prof. ci invita a ricordare che tra tutti quelli che compreranno questa sua ultima opera verrà sorteggiato un posto di lavoro come addetto al trasporto di beni di prima necessità (escort, libri antichi e pomodori di Pachino, in prima istanza) verso il suo prossimo domicilio, un'isola artificiale nell'Oceano Indiano.

sabato 13 agosto 2011

Società segreta per soldi

L'ultima manovra finanziaria, molto criticata in Italia, sembrerebbe poter portare il paese all'agognato pareggio di bilancio già nel 2013, ma anche se il decreto diventasse legge, in realtà non si riuscirebbe ad invertire il processo di sparizione della democrazia, in atto già da anni. Proprio ieri la più grande esperta di criptostoria, Amor Quincalla, ci aveva accennato dell'esistenza di una Società Thule romana: indagando sul tema, ci siamo resi conto del fatto che la classe politica italiana non solo non crede nel recupero del Bel paese, ma già si sta mettendo al riparo da un futuro che non augura niente di buono. La società segreta N2 è stata fondata l'altrieri con lo scopo segreto di scongiurare l'avvento del dio denaro, che sembra prossimo a prendere definitivamente il sopravvento su ogni altra cosa. Conosciamo la grande sacerdotessa di questa società, Jessica Bottanazza, ed ovviamente lei è disposta a spiegarci tutto dopo un paio di banana daiquiri (magari con un altro paio si riesce ad avere anche qualcos'altro). Gli occhi sbarrati di Amor durante le dichiarazioni della Bottanazza dicono tutto sul tenore delle stesse.
I mostri che ci aspettano
«N2 è l'acronimo che identifica le iniziali di due divinità pagane da venerare: Nummus e la sua consorte, la dea Nomisma.
Si tratta di divinità economiche che forse grazie al nostro aiuto potranno presto dare alla luce tanti bei soldini, cioè la moneta più potente della storia, che non ha ancora un nome, ma che si affermerà su tutte le altre».
«In realtà, la N2 si sforza di capire quale sia il rapporto tra la trascendenza del denaro e l'immanenza delle cose degli uomini. Il denaro non è già più alla portata dell'umanità, che lo guarda con rispetto, come farebbe con una religione qualsiasi, ma ora bisogna capire chi è il vero rappresentante dei soldi in Terra, visto che questo discorso è semplice in una gerarchia ecclesiastica, ma si complica quando si tratta di capire chi sono i veri privilegiati della nostra epoca».
«La conclusione della N2 è che i soldi abbiano vita propria, rappresentando il principio e la fine di qualsiasi credo dell'uomo contemporaneo. Non esistono i privilegiati, ma esiste il modo di raggiungere i privilegi (la chiave risiede nell'impedire l'accesso a chiunque a questo tipo di know how). Ed i veri privilegiati sono invisibili agli occhi dei più, perché vivono in vera comunione con il dio Nummus».
«Nei pochissimi giorni di attività siamo riusciti a riunire esponenti del mondo della politica, dello spettacolo, dell'imprenditoria e di tutti gli altri settori della società civile che abbiano saputo creare (non importa come) un portafogli oscenamente pieno: l'adesione è stata entusiasta da parte di tutti, perché c'è il desiderio di capire quando arriverà il momento di una dicotomia più netta tra ricchi e poveri con tutti i vantaggi che ne conseguono. L'importante in un futuro prossimo non sarà governare, ma solo avere i soldi per far parte dell'unica elite che non potrà mai e poi mai essere abbattuta dal branco di morti di fame che sarà dall'altra parte».
«La N2 è il futuro del mondo ed il mondo del futuro non sarà un posto per poveri, questo ve lo assicuro. Benvenuti nel misticismo da ricchi!».
«Può sembrare una distopia, ma non lo è: era evidente che prima o poi il destino dell'essere umano sarebbe stato dettato da una sua stessa creazione, i soldi, ma non pensavo che si potesse arrivare a tanto. Parlare di soldi e divinità, come se fossero la stessa cosa, ci allontana dall'ottica mirandoliana dell'homo faber ipsius fortunae. Di questo passo, l'umanità è condannata a non recuperare mai più la propria dignità, perdendo definitavemente anche la propria libertà nella prossima dittatura teologica del dio denaro. Ha ragione un amico che mi dice sempre "Se solo la gnocca non si potesse comprare, tutti i problemi dell'umanità sarebbero risolti, perché molti non saprebbero cosa farci con tutti questi soldi"», afferma sconsolata Amor.